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Una tomba per Edipo

Corsi e ricorsi, il nuovo ‘68 scava “Una tomba per Edipo”

Una tomba per EdipoCorsi e ricorsi storici, torna la critica radicale al sistema in tutte le sue facce: sociali, politiche, economiche, culturali. La “lettura” e decodificazione del reale attraverso uno sguardo palingenetico. Fenomeno su scala planetaria: da Occupy Wall Street a No-logo, dal grillismo agli anarchici greci, dagli indignados spagnoli a quelli irlandesi, dai No-Tav ai No-275 a quattro corsie, ecc. Movimenti uniti da un filo rosso: un’analisi dello status quo coincidente nell’attacco alle icone del XXI secolo, ormai destrutturate e relativizzate in maniera esponenziale. Il liberismo è un cane morto: svuotato nell’etica e nell’estetica, vittima della sua avidità, un archetipo prevalente (Il mercato regola tutto), che ha dato vita a curiosi espedienti che hanno affamato i popoli: derivati, bond spazzatura, e quant’altro. Rubando il futuro a due-tre generazioni.

Se questo, per sommi capi, è il contesto, anche l’editoria contribuisce al dibattito politico in progress riproponendo testi su cui si sono formate intere generazioni, riscrivendo la società e i diritti delle persone messi al centro, e i format culturali che reggono un mondo dove chi detiene il potere ogni giorno “ruba” qualcosa alla base della piramide sociale, dal salario ai servizi, dalla cultura al diritto alla salute, nel tentativo ormai sfacciato di ricreare un altro Medioevo. Se l’immaginazione ha mai sfiorato il potere, oggi è scacciata tutti i giorni, con brutalità, dalle oligarchie che lo gestiscono, dai loro media elitari, dalla sovrastruttura che stordisce (la tv-spazzatura), omologando luoghi e persone, riducendoli a consumatori di surrogati. Il fatto nuovo è che la forbice sociale s’allarga, per cui anche fasce sino a ieri sicure oggi sono impoverite da caste, cricche, lobby, logge, satrapie uguali in ogni angolo del mondo nel negare a miliardi di persone diritti elementari.

“Una tomba per Edipo” (Psicoanalisi e trasversalità), di Fèlix Guattari, Mimesis Edizioni (Milano-Udine 2012), pp. 422, € 24 (introduzione di Gilles Deleuze, a cura di Gabriele Perretta), collana “Eterotopie”, è un testo del 1974, ma che conserva intatto tutto il suo potenziale rivoluzionario e destrutturante, semmai lo ripropone con maggiore intensità, a riprova che le conquiste non sono mai definitive, ma devono essere rivendicate e codificate di continuo, in ampia dialettica con quello che di nuovo bolle nel sottosuolo della quotidianità. Nel frattempo il filosofo, medico, psicoanalista (allievo di Jacques Lacan), ecologista (sempre in senso militante) se n’è andato (1930-1992), ma l’approccio dissacrante rispetto alla psicoanalisi diciamo tradizionale (è stato storicizzato come un dei guru dell’antipsichiatria) resta un format inossidabile, che anzi oggi si rende più necessario di ieri per capire un mondo feudalizzato dove miliardi di persone non hanno accesso all’acqua, la sanità, l’istruzione e dove il capitalismo ha piegato la bellezza del pianeta ai suoi sudici interessi, devastandolo.

Il libro propone una serie di studi che Guattari condusse, con Gilles Deleuze, come si dice, “sul campo”: nella fattispecie, l’ospedale psichiatrico parigino di La Borde. Lacerti di diari, confessioni senza mediazioni. Nel tentativo, riuscito, di dimostrare che il capitalismo, per la sua stessa esistenza e sopravvivenza, crea alcune delle patologie più diffuse con cui domina popoli e nazioni, asservendoli e soggiogandoli senza etica né scrupoli ai suoi interessi a volte inconfessabili. Della serie “Usa e getta”. Guattari teorizza un filo rosso fra la società del dominio e la psicoanalisi tradizionale. Su tutti il complesso di Edipo svelato da Freud e che, scannerizzato da Guattari, apre un plateau di suggestioni che sconfinano nella brutalità del potere in tutte le sue facce, tese alla cristallizzazione dello status quo e all’esclusione dal “patto sociale” di miliardi di persone che così si ritrovano senza “cittadinanza”, privi di diritti ancorché elementari, fantasmi alla deriva del tempo e della Storia.

Guattari e Deleuze svelano (e lo faranno ancora ne “L’antiedipo”) i meccanismi della follia, della schizofrenia, delle malattie e soprattutto le loro interpretazioni “create” dal potere e dalla sua avidità per dominare l’uomo, asservirlo. Abbattono tutti quei recinti in cui un sistema politico violento e auto referenziato confina esser umani che chiedono solo di comunicare, di esprimersi, di essere al mondo, di legittimare se stessi. E se la psichiatria ufficiale non è in grado di ascoltarli, allora occorre mutare approccio scientifico, perché la malattia mentale è l’allegoria di ogni “diversità”, intesa nel senso filologicamente più ampio.

Un libro di sorprendente attualità: parole scritte 40 anni fa oggi che “il nemico si è infiltrato ovunque”, se fosse possibile, sono ancora più vive e ricche di significati significanti. La destrutturazione epistemologica delle teorie freudiane, la disidratazione della psichiatra classica, articolazioni del dominio di classe, oggi che Tanathos ha devastato Eros e il desiderio, spiegano la perversione del reale in cui siamo immersi e la necessità di ridare impulso all’analisi e alla critica allo status quo nel tentativo di accogliere l’”Altro, il giovane, la donna, la razza diversa, il popolo diverso”.

Francesco Greco

Ultimo aggiornamento: 04/07/2012 (14:48)

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