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Biglietto, prego! Il viaggio e la sua nuova semantica

CULTURA di Francesco Greco

Biglietto, pregoInventarsi nuovi codici semantici. Che implicano koinè inaspettate. Essere altrove ci pone in una dimensione “altra”, inedita, sospesa fuori dal tempo e dallo spazio, e che appartiene solo a noi. Ulisse ci impiegò una vita per tornare alla magione principesca dove i suoi amici molestavano la moglie, Salgari viaggiava ai Caraibi seduto alla scrivania, Gissing si fermava a mangiare nelle trattorie calabresi, Stendhal nelle hostarie dell’agro pontino, Byron cercava le sue radici nelle isole greche, Goethe respirava i profumi della campagna italiana.

Oggi si viaggia anche col mouse, si entra nei musei, nelle masserie, gli alberghi, le biblioteche. Perché il viaggio riscrive di continuo la sua grammatica. Prendere la metro per andare al lavoro, o l’autobus per recarsi al centro (magari spiaccicati come sardine da una vecchia che lo fa da una vita) a fare shopping, è avventuroso come partire per la guerra. La medialità ha unto di sudiciume l’idea intima del viaggio: vediamo finti naufraghi che pescano innocenti pesciolini, ma il frigo è fuori dalla visuale della telecamera. Quando partono gli oziosi del Grande Fratello i genitori piangono calde lacrime: tanto che verrebbe voglia di andare gli uni e gli altri in Siria o a Kabul.

E dunque, buttate nello zaino, la valigia, il trolley “Biglietto, prego”, di AA.VV., Edizioni Zero 91, Milano 2012, pp. 200, € 10, Collana LSM, a cura di Alex Pietrogiacomi, con foto di Gianluca Giannone e l’introduzione di Filippo Tuena.

Sull’isola greca dagli scogli aguzzi, la trattoria tipica che fa da mangiare a km zero, il carnaio della spiaggia romagnola potrete inventarvi un viaggio nel viaggio. Sono 21 racconti deliziosi firmati da scrittori emergenti, borderline, sperimentali nella lingua inventata, che sinora hanno pubblicato qua e là su siti web e fanzine (ma alcuni anche con editori tipo Castelvecchi), e che nel corto respiro danno una bella prova della padronanza della materia facendo lievitare curiosità per i loro percorsi, quando si misureranno non sui 100 metri ma sulla maratona.

Assolutamente delizioso il raccontino firmato da Adriano Angelini Sut, “Il non potere logora”.Siamo su un treno italiano, nello scompartimento ferroviario di solito diciamo grandi verità, distilliamo gocce di elisir filosofico, affrontiamo i massimi sistemi con soluzioni elementari, a portata di mano. Da Roma a Firenze (“35 euro, si rende conto?”) c’è tempo per un saggio sul dark side della modernità colmo di intuizioni autentiche perle di saggezza.

Un tale assai distinto, con la 24ore e la piega ai pantaloni, ascolta senza aprir bocca. Capisci subito che puzza. “Che cosa vogliono farci diventare, dei mendicanti…?... Dicono che ci sia un disegno dietro a tutto questo… Dicono che abbiano la forma di rettili, che occupino posizioni di comando, che appartengano alla classe dominante… controllano media, economia, banche… ai nostri occhi però appaiono… come noi…”. Pare il dagherrotipo seppiato della Casta al potere, avida e corrotta. Che infatti si rivela per quel che sospettiamo sin dalla prima parola del “filosofo”, mentre una ragazza con enormi tette cerca il gatto perduto…

Bello anche “C’è chi scende e c’è chi sale”, di Ernest LeBeau. La storia di un editor a cui la strizzacervelli ha consigliato un “percorso psicologico di accettazione del sé” che consiste nel rimorchiare le ragazze in metro per 3 settimane. Ecco scoperto dunque chi è che ci manda affanculo quando chiamiamo per chiedere nuove dei nostri romanzi, dicendo che non c’è campo e che richiamerà lui. Cosa che non fa mai.

Finalmente possiamo vendicarci scrivendo che la metro è piena di vigilantes e con niente ti ritrovi al Commissariato se molesti le ragazze. Altro che scoparsele.

Notevole “Il diciottesimo giorno”, di Marilena Renda, la storia del ragazzo che va a vivere vicino alla stazione dei treni e non ha manco una pentola per cucinare un pugno di riso: ha speso gli ultimi spiccioli per un tattoo e “L’ultima stazione”, di Alex Pietrogiacomi, nipote di un autista, condannato a salire e scendere da autobus e treni sgangherati, dal liceo alla “Sapienza”, “la nebbia avvolge tutta questa terra, la Ciociaria”, avvolge pienamente ogni singola foglia di tutto quel verde…”. Ma tutti questi scrittori sono in stand-bye per una fama meritata, che avrebbero già avuto se si fossero cambiati il nome perché l’editoria italiana è esterofila (se lo fa sfuggire anche l’editor).

Tutti i racconti sono accomunati da un fil-rouge: il disincanto di chi sopravvive nonostante tutto al crepuscolo dei suoi sogni, nella precarietà esistenziale più cruda, e tuttavia è una condizione che non inaridisce lo spirito né la creatività. Coscienti che il viaggio continua ed è ancora lungo…

Gli altri racconti sono di Matteo Trevisani, Jacopo Barison, Fabrizio Gabrielli, Lorenza Fruci, Gianfranco Franchi, Alessandro Hellmann, Massimiliano e Pier Paolo Di Mino, Simone Ghelli, Micol Beltramini, Roberto Mandracchia, Alfredo Ronci, Francesca Bellino, Luca Piccolino, Matteo Bortolotti, Raffaella R. Ferrè, Gianluca Liguori, Alessandro Raveggi. Buon viaggio (anche ai clandestini e ai “portoghesi”!). E non dimenticate che “l’essenza dello spirito dell’uomo sta nelle nuove esperienze”.

Ultimo aggiornamento: 02/08/2012 (16:13)

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